La Felce delle querce (Gymnocarpium dryopteris) del Monte Catria, nel luglio del 2008 era nel pieno della sua “fruttificazione”: sotto le piccole fronde, dagli sporangi maturi, le spore si disperdevano nell’ambiente circostante. Le poche piante, non più di un centinaio, si trovavano in località Cupa delle Cotaline, sul versante nord-orientale del Monte Acuto, a 1425 m di quota, nel territorio del Comune di Frontone (PU). Esse crescevano in una lingua di terra al bordo di una faggeta, al margine superiore di una scarpata artificiale. Non si sa come questa piccola popolazione fosse finita lassù, due metri sopra una vecchia strada-pista da sci. Ma certo non ci si poteva che rallegrare, perché Gymnocarpium dryopteris è una felce rarissima nell’Appennino umbro-marchigiano. Tuttavia questa presenza felice e miracolosa era destinata a durare poco; dopo anni di inattività gli impianti sciistici stavano infatti per riaprire, e  questa inerme felce non sapeva di trovarsi sull’orlo del baratro.

I rinnovati impianti sciistici si inaugurarono, tra i festeggiamenti, il 24 gennaio 2009, ma quella piccola popolazione di felci non aveva proprio nulla da festeggiare. La pista da sci era stata allargata, così i denti di una ruspa avevano sbancato la vecchia scarpata asportando anche il lembo di terra dove crescevano. Le piante di Gymnocarpium dryopteris non avevano nulla da festeggiare, perché semplicemente non esistevano più.

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Chi avesse l’occasione di volare sopra il Catria, avrebbe la fortuna di ammirare lo spettacolo delle foreste di faggi che lo ricoprono e osservarle come un mantello vegetale disteso a proteggere la montagna. Solo le lunghe linee delle strade incidono questa coltre verde. Anche la faggeta che avvolge Monte Acuto è interrotta, non però da strade, ma da incisioni concentrate, ravvicinate e irregolari. Chi sorvolasse la faggeta della Cupa delle Cotaline potrebbe pensare che dei graffi l’abbiano lacerata, come se un gatto gigante si fosse divertito ad affilare le sue unghie su quel verde mantello.

Queste lacerazioni non sono altro che impianti sciistici. Alla fine degli anni settanta del secolo scorso, vennero realizzati una bidonvia, uno skilift, un capannone-rifugio e alcuni chilometri di piste da sci. La fortuna di quegli impianti fu però breve. Dopo un ventennio di quasi totale abbandono, grazie anche a finanziamenti pubblici, tutto il comprensorio sciistico venne “restaurato” e infine riaperto.

Ora  si scia di nuovo all’interno di quella che i botanici definiscono “faggeta appenninica microtermica”,  o fredda. Questi boschi costituiscono la vegetazione forestale prevalente dei settori più elevati dell’Appennino centrale. Essi si estendono, a partire dai 1300 metri di altitudine, fino al limite superiore della vegetazione arborea.

All’interno di queste faggete cresce già una flora rara e interessante, che alla Cupa delle Cotaline si arricchiva ulteriormente della presenza particolare, quasi unica, della Felce delle querce (Gymnocarpium dryopteris). Questa felce, prediligendo terreni acidi o decalcificati, è infatti una specie veramente molto rara nell’Appennino calcareo centrale. La distruzione della lingua di terra dove cresceva la Felce delle querce costituisce dunque un grave danno ambientale. In ogni caso la faggeta della Cupa delle Cotaline anche se “graffiata” esiste ancora e, preso atto dell’errore, sarebbe “diabolico” se non si provvedesse tempestivamente con semplici interventi, come il consolidamento delle scarpate delle piste, per salvare il lembo di faggeta superstite. Magari per dare ancora un’opportunità di riprodursi alle ultime spore disseminate nell’estate del 2008.

Approfondimenti e riferimenti bibliografici:  Brilli-Cattarini, Ballelli 1979; Ciccarelli 2008 ; Ciccarelli 2009; Conti, Abbate et al.; Marchetti 2004; Marchetti 2008; Minelli; Principi A.  Le immagini dal satellite sono tratte da: Google Earth e Google Maps

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