“ Quand' 'l Catria mette 'l cappello, vende la capra e compra 'l mantello.

      Quand' 'l Catria mette la braga, vende 'l mantello e compra la capra. “


Così suona il detto popolare dei paesi che circondano il Catria, che trae auspici intorno alla imminente invernata da come si presenta la prima nevicata autunnale. Nel caso in cui la neve avvolga la sola cima del monte, l'inverno sarà duro, mentre se la neve giunge ad imbiancare anche le pendici più basse ("braga" sta per calzoni) l'invernata sarà accettabilmente buona, così da permettersi di pensare di investire in animali da portare al pascolo.

In Italia è abbastanza diffusa questa categoria di proverbi, che dall'osservazione delle cime dei monti trae pronostici meteorologici. Di solito però si osserva la presenza di un “cappello” di nubi e la previsione è a breve periodo. La particolarità di questa del Catria ma anche di una analoga sul Monte S. Vicino, presso Fabriano (AN), è che si tratta di previsioni stagionali, quindi a medio termine, basate sulle caratteristiche della prima nevicata.

Se l’inverno sarà freddo e nevoso, pascolare le capre, e non solo, potrebbe essere particolarmente problematico. Ecco cosa accadeva nella seconda metà dell’ottocento, dalle parole di Padre Raffaele Piccinini:


" ... nel cuore del verno, quando il terreno è tutto ricoperto di grosso strato di neve, se il caprile non è troppo lungi dal bosco, il mandriano preceduto da grossi cani a fine di avanzare sicuro nella perigliosa e nascosta via, tutto coperto di pelliccie [sic] onde schermirsi dalla nevosa e densa bufera lentamente s'incamina [sic], rompendo penosamente col petto l'alta neve di recente caduta; egli è seguito da lunga fila di capre che muovono con tardo passo l'una dopo l'altra, e delle quali appena sporgono le punte delle corna dalle pareti nevose laterali che fiancheggiano l'angusto sentiero tracciato sulla neve compressa: a queste far seguito altri pastori onde sospingere innanzi le ritrose ed impedire che rinculino armati; pur essi di roncole, di badili, di scale: dopo lungo e penoso cammino, come lo esige l'incerto passo, su di un suolo sdrucciolevole, di un branco di duecento capre che si muovono lentamente l'una innanzi l'altra in lunghissima fila, giungono finalmente al bosco dei Lecci, l'agognata meta del loro viaggio: l'accorto capraro ne distacca a colpi di accetta i più fronzuti e più giovani rami, e li fa cadere al suolo onde apprestare sana e fresca nutritura all'affannato armento, che vi trova largo ed opportuno alimento in quella trista [sic] stagione: e questo commovente dramma della vita pastorizia si ripete ogni giorno nell'epoca delle nevi."

(Piccinini: pp. 341-342)


Parlare del Monte Catria e dire che è il regno della neve pare proprio un'ovvietà. In effetti da ottobre ad aprile lassù la neve c'è assai spesso. Osservandolo da lontano, nella primavera inoltrata, si dice che sotto la cima del Catria, sull'alto versante orientale, siano arrivate "la vacca e il suo vitellino", indicando le due conche ricolme di neve compatta che spesso continuano a resistere fino a giugno inoltrato, se non ai primi di luglio.

Le invernate dure hanno lasciato traccia negli annali dei centri abitati che circondano il Catria.

Nell'inverno del 1734 (o 1735) la "volta del refettorio maggiore" del monastero di Fonte Avellana cede "pel gran peso della neve", ma, quasi miracolosamente, senza fare vittime, in quanto: "l'abbate Guidotti improvvisamente e senza saperne egli stesso il perché aveva ordinato che si facesse la cena nell'ospizio, e questa non era ancora terminata, quando con orrore di tutti si udì il gran fracasso... ".

Sull'altro versante del Catria, il 4 gennaio 1768 una bufera di neve colpisce Chiaserna, lasciando una scia di morti (quattro persone della famiglia Luchetti, o Quagliotti, rinvenuti tra le macerie della loro casupola) e distruzione (abbattendo alberi d'ogni genere "per il circuito d'un miglio e mezzo circa, e forse di più...").

Più recentemente, il 6 gennaio 1894, una valanga precipita nei pressi di Cantiano, in località Pontedazzo, seppellendo 2 case e uccidendo 3 persone. Le vittime furono una certa Elisabetta e 2 dei suoi figli; mentre il marito Vincenzo e un terzo figlio, vennero estratti incolumi. Per i danni, stimati in 2000 Lire, si aprì una sottoscrizione.

Un ventennio più tardi, la sera del 4 febbraio 1917, un'altra valanga cade sulla Via Flaminia, tra Cagli e Cantiano, in località Fontacce, travolgendo tre soldati cantianesi, di ritorno a casa per una licenza.

Fatti come questi sono stati veramente eccezionali, basti pensare alla bassa quota delle località coinvolte dalle valanghe, tra 326 e 347 m di altitudine. L’eccezionalità è in qualche modo testimonianza del periodo climatico in cui sono avvenute, la cosiddetta “piccola era glaciale”, che avrebbe colpito l’Europa tra XIV e XIX secolo.

La memoria degli ultimi anni ci permette di ricordare le temperature minime eccezionali che sono scese sotto i -11°C a Fonte Avellana il 7 febbraio 1991 e il 30 dicembre 1996. Hanno fatto notizia poi i 206 cm di altezza raggiunti dalla neve a Frontone il 12  febbraio 2012 e la temperatura minima, che nello stesso periodo (il 7 febbraio 2012), ha raggiunto i -7,6°C.

Non vanno dimenticate le intense nevicate del gennaio 1985, del dicembre 1995, del gennaio 2005 e del febbraio 2012. Anni in cui sono cadute, in queste occasioni a quote decisamente più alte di quelle di inizio secolo, alcune valanghe di una certa rilevanza. Fatto comunque insolito per il Catria, che nello stesso arco di anni e con una cadenza simile ha registrato invernate con scarse o nulle precipitazioni nevose come nel 1997 e nel 2007.

L'eventualità di invernate "dolci" sul Catria, anche alle quote più montane, è un fatto attestato da secoli. A dispetto anche della “piccola era glaciale”, nel 1666 viene sottoscritto un Lodo o Compromesso, a chiusura di un contenzioso tra la Comunità degli Uomini di Cantiano e il Collegio Germanico Ungarico, circa i diritti di pascolo e “legnatico” dei cantianesi su alcuni terreni che l’Ente religioso romano, erede dei beni del Monastero avellanita, possedeva sul Catria. In questo documento viene specificato: "Che la detta Comunità et Huomini, levato che avranno il loro bestiame dalle dette montagne e beni del predetto Collegio per la invernata non ve li possano più rimandare fino alla nuova stagione [...] e caso che alcuni per la tenue rigidità della invernata o per altro continuassero a mandare o a tenere  detti animali e bestie anche l'inverno, si dice e dichiara che finito il mese di marzo non ve li possino mandare più per tanto che infino alla nuova stagione".

Evidentemente l’eventualità di un’invernata mite anche in un settore decisamente montano, come quello indicato dal Lodo, che si estende tra i 1200 e i 1668 m di quota (comprendendo Bocca della Valle, la cima di M. Acuto e le Cotaline), non era affatto remota.

In questo caso il Catria aveva forse messo "la braga"...

Il Catria che indossa cappello o calzoni di neve non varrà molto come previsione, ma certamente non è solo una piacevole immagine popolaresca. Anche senza le registrazioni di dati strumentali, ma certamente basandosi sull'esperienza, i documenti storici e la saggezza popolare hanno saputo cogliere ed esprimere le due opzioni climatiche che ci può riservare l'inverno sul Monte Catria.

                                                                                                  vai alle immagini immagini_storia-monumenti/Pagine/neve_rufine_valanghe_sul_Monte_Catria.htmlimmagini_storia-monumenti/Pagine/neve_rufine_valanghe_sul_Monte_Catria.htmlshapeimage_4_link_0shapeimage_4_link_1

Il massiccio del Catria ha di certo i numeri per creare le condizioni ideali per la neve. L'altimetria soprattutto, visto che una rilevante porzione della sua superficie si trova al di sopra dei 1000 metri di quota.

I dati climatici che si possiedono sono relativi a località a ridosso del Catria, situate nella fascia alto-collinare o comunque pedemontana. Mancano dunque dati precisi sulla porzione più elevata del massiccio (da questo punto di vista è sperabile che i dati dell'area sciistica di Cupa delle Cotaline a 1400 m vengano registrati e pubblicati). Dalla stazione meteorologica dell'Aeronautica Militare del Castello di Frontone, che è in vetta ad un colle di 574 m, a ridosso del versante orientale del massiccio, sono disponibili dati climatici per il periodo 1971-2000 (Atlante Climatico AM). In questa località la temperatura media annua è di 12,8 °C e le temperature medie dei mesi più freddi vanno dai 4,3°C (gennaio) ai 7,7°C (marzo). I più bassi valori assoluti registrati sono di -11,2°C (gennaio e febbraio), -9,9°C (dicembre) e -8,6°C (marzo). Non molto diversi, sono i dati di Scheggia (anni 1926-1972), valico a 575 m di quota, ad occidente del massiccio del Catria. La cui temperatura media annua è di 11,6°C e i cui mesi più freddi hanno temperature medie comprese tra 3,2°C (gennaio) e 6,6°C (marzo). Simili sono i dati registrati a Fonte Avellana (anni 1926-1972), sul versante orientale, a 689 m di altitudine. Qui la temperatura media annua è ancora di 11,6°C e le temperature medie dei mesi invernali  oscillano tra 2,7°C (gennaio) e 6,5°C (marzo), con la temperatura minima assoluta di -13,5°C. (Grafico: 1).  Nella stessa località, rilevamenti più recenti registrano tuttavia un aumento delle temperature medie. A Fonte Avellana infatti per gli anni 1991-2004 la temperatura media annua è di 12,5°C e le temperature medie dei mesi più freddi vanno dai 4,3°C (gennaio) agli 8,1°C (marzo) (Grafico: 2).

In generale le temperature crescono progressivamente da gennaio, che è mediamente il mese più freddo, fino a toccare i massimi estivi tra luglio e agosto, per decrescere altrettanto regolarmente.

Il Catria è un potente generatore di pioggia, neve e umidità, infatti intorno al suo massiccio si registrano le più elevate quantità di questi fenomeni del tratto settentrionale dell’Appennino umbro-marchigiano.

Per quanto riguarda il complesso delle precipitazioni possediamo anche i dati registrati negli Annali Idrologici pubblicati dalla Regione Marche, relativi alle località di Cagli  (al'estremità più settentrionale del massiccio, a 276 m di altitudine, nella valle del Burano), di Cantiano (sul opposto versante, sempre lungo la valle del Burano , a 360 m) e di Fonte Avellana, per gli anni 1990-2011.  La media annua delle precipitazioni è di 1049 mm a Cagli (anni 1991-2011), 1130 mm a Frontone (anni 1971-2001), 1164 mm a Scheggia, 1224 mm a Cantiano (anni 1991-2011), 1326 mm a Serra S. Abbondio e 1708 mm a Fonte Avellana, uno tra i più alti valori non solo della zona del Catria (anni 1926-1972) ma di tutta la Regione Marche (Grafico: 3). Anche per le precipitazioni si registra una variazione nei dati più recenti (anni 1991-2004), secondo i quali a Fonte Avellana le precipitazioni annue scendono a 1410 mm, pur restando le più elevate di tutta area (Grafico: 4).

L'intero massiccio del Catria, fino alle sue più basse pendici, è compreso nell'isoieta dei 1100 mm, mentre il settore centrale, dall'Acuto alle Balze degli Spicchi, rientra in quella dei 1300 mm.

In tutte le località considerate, le precipitazioni minori si registrano nel mese di luglio e le maggiori tra novembre e dicembre: in novembre 142 mm a Frontone, 153 mm a Scheggia, 159 mm a Serra S. Abbondio; in dicembre 132 mm a Cagli, 165 mm a Cantiano e 181-223 mm a Fonte Avellana. Più diversificato è il regime delle precipitazioni nei mesi invernali e primaverili. In alcune località in febbraio si registra un secondo picco delle precipitazioni medie, inferiore rispetto all’autunnale ma sufficientemente significativo. Così a: Fonte Avellana (178 mm, almeno secondo i dati relativi agli anni 1923-1972), Serra S. Abbondio (126 mm) e Scheggia (106 mm), per calare di nuovo progressivamente verso i mesi primaverili. (Grafico: 5). In altre località, invece, una decisa risalita delle precipitazioni si ha in piena primavera, in particolare nel mese di aprile, così a: Cagli (93 mm), Frontone (103 mm), Cantiano (124 mm) e, almeno per gli anni 1991-2004, anche Fonte Avellana (152 mm) (Grafico: 6).  Proprio Fonte Avellana, con i dati segnalati apparentemente discordanti, rappresenta emblematicamente il caratteristico regime delle precipitazioni di quest’area, oscillante tra il solstiziale invernale e l’equinoziale. Se, infine, i dati più recenti sono interpretabili anche come una tendenza del clima, è plausibile ipotizzare che essa vada nella direzione equinoziale. Per quanto riguarda il regime delle precipitazioni nevose esso rende particolarmente evidente le oscillazioni climatiche invernali-primaverili descritte.

Nelle 3 stazioni di Cagli, Cantiano e Fonte Avellana nel ventennio 1990-2011 sono state registrate precipitazioni nevose nei mesi che vanno da novembre ad aprile. (Grafico: 7). I giorni con precipitazioni nevose sono in media dai 9 ai 12 all’anno (Grafico: 8). Il mese che ha mediamente il maggior numero di giorni con precipitazioni nevose è febbraio, per Fonte Avellana e Cantiano, e gennaio per Cagli. Il mese con il minor numero di giorni nevosi è per tutti aprile. Analogamente il mese con le più elevate medie mensili di precipitazioni nevose è febbraio, mentre è aprile quello con le quantità più basse. In gennaio, pur essendo il mese mediamente più freddo, si registra un'evidente flessione nella quantità media delle precipitazioni nevose, dato in sintonia con il calo complessivo delle precipitazioni che si produce in questo mese. Il regime di temperatura e precipitazione, fattori che insieme entrano in gioco nella formazione della neve, è all’origine di questa anomalia, come di quella relativa alle “abbondanti” nevicate in marzo e delle, pur scarse ma significative, nevicate in aprile. Allo stesso tempo, per quanto marzo abbia in media un minor numero di giorni con neve (1,7) rispetto a gennaio (2,2), esso genera nevicate mediamente più copiose (almeno a Cagli e Cantiano).

Il regime delle precipitazioni nevose si manifesta con un'evidente irregolarità: alternando, sia nel corso dello stesso anno che in anni diversi, tanto mesi che anni particolarmente nevosi (1993, 1995, 1999, 2003, 2005, 2011, 2012) ed altri decisamente scarsi (1994, 1997, 2000, 2002, 2007, 2008). Così pure, ad anni con eccezionali nevicate, come il 2005 e il 2012, se ne alternano altri senza neanche un fiocco, come il 1997 e il 2007. (Grafico: 10). La permanenza al suolo del manto nevoso è stata registrata, negli anni 1951-1960, a Fonte Avellana. Qui la media mensile dei giorni con neve al suolo raggiunge e supera di poco i 10 giorni solo nei due mesi di gennaio e febbraio (Grafico: 11).

Il vento è un ulteriore elemento in gioco, che certo influisce poco sulle precipitazioni complessive, ma è decisivo tanto per la quantità degli spessori di deposito, quanto per i giorni di permanenza a terra della neve.

Gli unici dati climatici sul vento relativamente all’area del Catria sono quelli di Frontone (si vd.: Atlante Climatico AM). Negli anni 1971-2000 in questa stazione, sicuramente condizionata dalla direzione della dorsale montuosa del Catria che ha direzione NO-SE, la frequenza dei venti provenienti dal 2° e dal 4° quadrante è minima. In tutte le stagioni, e particolarmente in inverno, i venti più frequenti spirano da Sud e da Sud-Ovest. Nelle altre stagioni, soprattutto in primavera e in estate, a questi venti si aggiungono, quasi con pari frequenza i venti provenienti da Est e Nord-Est.

Paradossalmente il regime dei venti in inverno vede una prevalenza dei venti di scirocco e libeccio, chiamati volgarmente "Curina" e, sul litorale, "Garbino". Questi venti, associati in genere all’avvicinarsi dei fronti perturbati da Ovest, sono venti asciutti e caldi, che tra l’altro sul versante orientale della catena del Catria accentuano, per caduta , queste caratteristiche. Se le libecciate, dette localmente “scurinate”, contribuiscono da un lato ad addolcire il clima dell’area a Nord-Est della catena del Catria, dall’altro contribuiscono a modificare la qualità e la quantità della neve depositata.

Il vento produce altri effetti sulla neve.

Il luogo comune che in cima al Catria ci siano i più alti spessori del manto di neve è decisamente smentito dall'esperienza. I depositi maggiori si producono sempre alle quote più alte, ma mai nelle aree sommitali. Questo fenomeno si deve proprio all'azione del vento, sia durante la stessa precipitazione, sia successivamente con la "rimobilitazione" della neve già caduta. Lungo la dorsale principale del Catria, come lungo i principali crinali, la neve si deposita con esili strati, spesso ghiacciati, erosi e modellati dal vento. Nei versanti sottovento, nelle conche e al margine delle faggete più elevate, che contribuiscono a creare delle turbolenze nel flusso dei venti, i depositi sono al contrario molto frequenti e possono raggiungere anche spessori notevoli. Sul Catria sono estremamente frequenti i risultati del lavoro congiunto di vento e neve, sotto forma di accumuli "ventati" o “dune” di neve, chiamate localmente “rufìne”, e di cornici. Sono probabilmente questi ad essere all’origine delle valanghe più grandi cadute sul Catria.

In effetti a parte scivolamenti e colate di neve che si verificano con una certa frequenza, ma coinvolgono aree ristrette e piccole o minime quantità di neve, vere e proprie valanghe sono piuttosto rare sul Catria. Cadute in corrispondenza di nevicate particolarmente abbondanti (gennaio 1985, gennaio 2005, febbraio 2012), le valanghe registrate hanno tutte le stesse caratteristiche. L’area di distacco è costituita da cornici o da accumuli "ventati", che poi si incanalano, con fronti di poche decine di metri, all’interno di canaloni e impluvi, lungo i quali mobilitano ulteriori quantità di neve, più altri materiali, costituiti da alberi e rocce. Il passaggio di queste valanghe ha lasciato evidenti cicatrici all’interno dei boschi, segnandone la forma anche per anni, come nel caso dell’alto versante Nord-Ovest del M. Acuto (precipitata nel 1985 e ancora nel 2005) e quelle più recenti (2012) del Catria e della Val Canala. Questa, fortunatamente rara, categoria di valanghe ha tra l’altro coinvolto, in alcuni casi, brevi tratti di strade e di sentieri, mostrando dunque un certo livello di rischio anche per eventuali frequentatori della montagna. Saggiamente, anche se forse non è questa la motivazione principale, la Provincia di Pesaro e Urbino ha disposto la chiusura al traffico, nel periodo 15 novembre-15 aprile, delle Strade Provinciali montane del Catria e il Comune di Frontone ha emesso ordinanze per vietare l'attività di escursionismo e sci-alpinismo a fronte di pericolo valanghe di grado 3 o superiore.


Chi voglia intraprendere gite o escursioni al Monte Catria durante l’inverno è bene che tenga conto dei Bollettini Nivometeorologici della Regione Marche la cui sintesi si trova anche in Meteomont e AINEVA.