Il 15 agosto 1946 un gruppo di giovani di Mondavio (PU) sale in cima al Catria. Base di partenza è Fonte Avellana, dove si trovavano in vacanza già da qualche giorno, ospitati presso l’allora casa colonica che sovrasta il monastero. Accompagnati da Don Checco, Don Francesco Curina, gli escursionisti salgono lungo quella che, allora, era la via classica per la salita alla cima: la mulattiera delle Scalette.  Superato il punto più critico e faticoso, e perciò chiamato anche Scalette del Diavolo, il gruppo raggiunge il margine del pascolo del Casciaro, dove il panorama si apre, davanti verso Bosco Rotondo e la cima del Catria, dietro verso i Valloni e il M. della Strega.

Qui decisamente valeva la pena di mettersi in posa per scattare una foto ricordo.

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Documento della memoria, ma anche testimonianza storica, il gruppo in posa davanti al M. della Strega ci ricorda che si era appena usciti da una enorme tragedia e i volti e i corpi dei giovani escursionisti, nella loro “asciuttezza”, ne recano il segno.

Anche la montagna che si erge alle loro spalle si direbbe altrettanto magra, infatti un bosco rado e cespuglioso ricopre a malapena le nude rocce. E’ la testimonianza del culmine della predazione dei boschi del Catria, processo plurisecolare che aveva avuto un’accelerazione ad iniziare dagli ultimi anni del XIX secolo.

Il confronto con la florida situazione attuale rende la realtà di oltre sessant’anni fa ancora più degradata: almeno per i boschi del Catria un miglioramento il progresso l’ha portato.

Però la vecchia mulattiera, percorsa dai giovani mondaviesi, è stata completamente stravolta dalla nuova Strada Provinciale che ne ricalca il tracciato: le Scalette non esistono più e lo stesso luogo dello scatto della foto-ricordo è stato completamente sbancato per fare posto ad un tornante.

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